Ritiro immediato delle truppe italiane dall’Afghanistan e da tutte le altre cosiddette “missioni di pace”! Quattro novembre: giornata nazionale di mobilitazione antimilitarista!
Centinaia di migliaia di afgani uccisi, feriti, senza casa… , la più grande produzione di oppio degli ultimi trent’anni, un governo arcicorrotto retto dalla NATO e dai proventi dell’eroina , un parlamento “eletto democraticamente” (l’ultimo, addirittura, con una scheda su quattro contraffatta) che impone alle donne una legislazione medioevale, Talebani e altri movimenti integralisti più forti che mai… Questi sono i risultati di otto anni di guerra, pianificata prima dell’attacco alle Twin Towers ed imposta dall’imperialismo USA con il pretesto della “lotta al terrorismo”, ma in realtà per imporre un caposaldo in un’area strategica; guerra assunta dai governanti europei ed italiani, da Prodi a Berlusconi.
Altre truppe, altri morti
Oggi, al nostro Paese che in questa guerra ha già pagato il prezzo di 21 militari uccisi e due miliardi e mezzo di euro, i padroni (con una assillante propaganda fatta di retorica e falsità) chiedono un ulteriore impegno: altre truppe, altri cacciabombardieri, altri soldi…
Tutto ciò nonostante i sondaggi diano al 60% la percentuale di italiani che vogliono il ritiro delle nostre truppe dall’Afghanistan. E ciò mentre la sedicente “opposizione”, (Partito Democratico e suoi reggicoda), ottiene dal presidente della Repubblica di additare come “indegna e becera contestazione” chi si oppone oggi al mattatoio afgano.
Per quanto ci riguarda, invece, siamo pienamente solidali con quanti, coraggiosamente si oppongono a questa ossessiva campagna militarista, come don Giorgio Pisani, parroco di Portici, che si è rifiutato di definire “eroi” i militari italiani morti a Kabul e la preside della scuola Iqbal Mashi di Roma che non si è voluta adeguare all’autoritaria decisione del Ministero dell’Istruzione di imporre nelle scuole un minuto di silenzio in onore di appartenenti ad un esercito di occupazione.
Gli obiettivi per ricostruire una mobilitazione comune contro la guerra
Imporre il ritiro delle truppe italiane dall´Afghanistan e dalle altre “missioni di pace”, ridurre le crescenti spese militari destinando i proventi alle spese sociali, smantellare le basi militari a cominciare da quella (gigantesca) in costruzione a Vicenza, contrastare la militarizzazione dei territori e della società non solo è giusto ma anche possibile,dando, di nuovo, vigore alla mobilitazione antimilitarista e contro la guerra nei posti di lavoro, nelle scuole e nei quartiere delle città.
C’è bisogno di un nuovo grande movimento di massa che, facendo tesoro delle passate esperienze degli anni scorsi, non dimentichi le responsabilità di coloro che, in nome della “governabilità a tutti i costi”, hanno voltato le spalle al movimento NO WAR, avallando nuove missioni di guerra e nuovi stanziamenti militari.
La Redazione di www.napolinowar.it
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